Altman batte Perplexity sul tempo (e senza bisogno di un browser)
Mentre Aravind Srinivas vuole lanciare un suo browser per tracciarci e proporci pubblicità “iper personalizzate", OpenAI ci ascolta in chat. E sa già cosa vogliamo comprare.
C’è un vecchio detto della Silicon Valley che pare perfetto per questo editoriale: "La migliore tecnologia è quella che non sembra tecnologia". Ecco, forse con oggi dovremmo aggiornarlo: la migliore pubblicità è quella che non sembra pubblicità.
Mentre infatti Perplexity annuncia di stare lavorando a al suo nuovo browser Comet, progettato per tracciare tutto quello che facciamo online e offrirci pubblicità "iper personalizzate", Sam Altman e OpenAI hanno appena fatto una mossa molto più sottile.
Hanno semplicemente aggiunto una funzione shopping dentro ChatGPT.
Nessun nuovo browser. Nessun grande annuncio sulla raccolta dei dati. Solo una nuova finestra conversazionale dove ChatGPT ci consiglia prodotti basandosi sui nostri gusti, sui nostri ricordi salvati e su quello che abbiamo detto durante le chat.
Sembra innocuo. È rivoluzionario.
ChatGPT non fa solo shopping, fa molto di più
Il nuovo sistema permette di cercare prodotti, vedere diverse opzioni da Amazon, Walmart e altri store, e completare l’acquisto con un click.
OpenAI giura che non si tratta di pubblicità: "Non sono ads, non sono sponsorizzati," ha detto Adam Fry, il responsabile della ricerca di ChatGPT, a Wired. Nessuna commissione. Nessun guadagno.
Forse per ora. Perché se guardiamo appena sotto la superficie, quello che sta accadendo è chiaro: OpenAI sta costruendo il nostro profilo comportamentale basato su cosa cerchiamo, cosa preferiamo e perfino su come parliamo delle nostre intenzioni di acquisto.
Senza bisogno di inseguirci su mille siti. Senza nemmeno bisogno di leggere la cronologia del nostro browser.
ChatGPT sa già cosa vogliamo. E lo sa nel modo più personale e naturale possibile: parlandoci.
Perplexity contro OpenAI: due filosofie, due rischi
La differenza tra Perplexity e OpenAI, in questo momento, pare essere tutta nella strategia di raccolta dei dati.
L’azienda di Aravind Srinivas ha scelto di dichiarare apertamente guerra ai cookie e ha annunciato un browser nuovo, Comet, pensato per "vedere tutto" quello che facciamo online e usarlo per migliorare la qualità (e la precisione) delle pubblicità.
Un approccio diretto ma pericoloso, soprattutto in Europa, dove la sensibilità sulla privacy è altissima.
Altman, invece, ha furbamente scelto una strada invisibile. Nessun browser, nessun sistema operativo, nessuno scontro, almeno al momento, col GDPR. Solo un assistente che parla con noi, ci ascolta, ci consiglia — e nel farlo, costruisce il dataset più personale e più efficace che si sia mai visto.
Quello che Perplexity vuole ottenere in modo strutturale, OpenAI lo sta già ottenendo in modo conversazionale.
Dove ci sta portando davvero tutto questo?
È facile vedere nella mossa di OpenAI una trovata intelligente per rendere ChatGPT più utile, più quotidiano, più "pratico".
Ma c’è anche un’altra lettura possibile: stiamo entrando in un’era dove non avremo più bisogno di accettare i cookie per essere profilati. Ci basterà conversare.
Con chiacchiere apparentemente innocenti , costruiremo pezzo per pezzo il nostro gemello digitale, pronto a ricevere offerte, consigli, stimoli. E se fino a ieri la pubblicità cercava di intercettarci mentre navigavamo, domani sarà la nostra stessa voce a indicarle la strada.
Siamo ancora sicuri che la personalizzazione sia sempre, e solo, un regalo?



