Cosa verrà dopo l’iPhone?
I candidati oggi sono smart glasses, smartwatch, smart ring, computer ambientale e registratori indossabili. Ma potrebbe esserci un errore di fondo...

Più di dieci anni fa Bob Ryskamp, allora al lavoro su Google Glass, aveva immaginato il futuro come una “sinfonia di IA” capace di coordinare più oggetti indossati ogni giorno.
Gli occhiali intelligenti di Google si scontrarono però con problemi tecnici e soprattutto di privacy, una volta un tema molto più sensibile di quanto non lo sia oggi, come testimonia la quantità di informazioni che noi stessi diamo consapevolmente a Big Tech in cambio della gratifica immediata di un like.
Oggi però, grazie allo sviluppo tecnologico, la previsione di Ryskamp sta tornando attuale. A cambiare le carte in tavola è una volta di più l'intelligenza artificiale. Che non solo rende possibile oggi ciò che dieci anni fa sembrava fantascienza, ma che sta facendo sorgere più di un dubbio nell'industry: e se fosse in grado di scalzare gli smartphone. Se rendesse datato quel coacervo di app e notifiche intrappolate nella tasca dei nostri pantaloni?
La risposta a questa domanda, a detta di molti è affermativa: nei prossimi dieci anni, accadrà senz’altro. Ma che forma avrà il post-iPhone? In cosa si materializzerà?
Ecco, qui c'è una certa disparità di vedute. Ragion per cui non resta che passarle in rassegna per vedere quale di esse ci sembra la più plausibile.
Smart Glasses: il primo candidato credibile
Se un oggetto ha delle chance concrete di sostituire nel breve l’iPhone come interfaccia principale, sono gli occhiali “assistiti” dall’IA. La differenza rispetto ai Google Glass di dieci anni fa non è solo tecnica: è soprattutto estetica e sociale.
I Ray-Ban Meta, nati dalla collaborazione con EssilorLuxottica, hanno già superato i due milioni di unità complessive e puntano a una produzione nell’ordine delle decine di milioni l’anno entro il 2026. Non sono gadget da laboratorio ma occhiali veri, con fotocamera, audio di qualità e un assistente IA in grado di comprendere ciò che l’utente sta guardando.
L’intelligenza artificiale contestualizza la visione e trasforma il gesto di “tirare fuori il telefono” in una richiesta naturale, discreta. Non contenta, Meta ha già mostrato anche Orion, un prototipo di occhiali con display pensati per la realtà aumentata. Google, dal canto suo, ha presentato prototipi Android XR con Gemini a bordo.
La traiettoria è chiara: prima l’utilità quotidiana senza display, poi l’arrivo dei display quando autonomia, peso e costi saranno accettabili. Fino ad allora, gli occhiali con IA restano il candidato più credibile a scavalcare lo smartphone nella vita di tutti i giorni.
Orologi e anelli: i ‘telecomandi’ del corpo
Orologi e anelli spostano sul corpo sensori e comandi che oggi stanno nello smartphone. Il risultato non è un nuovo telefono ma dispositivi meno centrali ma non per questo meno utili.
Gli smartwatch restano la soluzione più matura e diffusa, pur con cicli di mercato altalenanti; nel frattempo gli smart ring (da Oura al Galaxy Ring) hanno reso comodo e invisibile il monitoraggio di sonno, stress e temperatura.
Se l’anello è il sensore che non stanca, nel disegno “post-app” l’orologio funge da schermo di cortesia: vibrazioni, gesture, conferme rapide, comandi vocali. Anche nel mondo degli smartphone, i segnali convergono: lo stesso Carl Pei (Nothing) ha descritto un “watch reinventato”, con funzioni contestuali e persino una micro-camera ribaltabile per videochiamate al volo.
Lo smartphone smette insomma di essere “lo schermo dove facciamo tutto” e diventa l’infrastruttura invisibile che tiene insieme il sistema.
Sta in tasca e fa le cose pesanti (rete 5G/Wi-Fi, sicurezza e identità, archiviazione, elaborazione intensa, fotocamera principale), mentre l’interazione quotidiana passa su occhiali e orologio.
Parlate dagli occhiali, confermate dal polso, e il telefono esegue dietro le quinte: invia messaggi, sincronizza, salva file, gestisce pagamenti e autenticazioni. Lo usate meno direttamente, però è sempre su di esso che poggia il tutto.
Computer ambientale: l’assistente distribuito
Il collante del dopo-iPhone, per alcuni, potrebbero essere gli assistenti che vivono negli ambienti come casa nostra. L’idea è semplice: iniziare un’azione in cucina con la voce, proseguirla al polso, quindi contestualizzarla con ciò che si vede attraverso gli occhiali.
Amazon ha pensato Alexa+ in tal senso, con un modello conversazionale che “fa cose” più che “aprire app”. Lo ha riassunto bene Panos Panay: la tecnologia dà il meglio quando non costringe a tirare fuori nulla dalla tasca.
In pratica, notifiche e task banali si spostano su speaker e display domestici, mentre i momenti in movimento passano su occhiali e orologio. È qui che si capisce perché il “sistema operativo” del dopo-iPhone probabilmente non assomiglierà più a iOS o Android, ma proporrà meno icone e più interazioni orchestrate dall’assistente.
Il registratore sempre in ascolto: le memoria è perfetta, la privacy meno
Sul tavolo c’è infine anche la famiglia dei “registratori” indossabili, pendagli o clip che trascrivono le conversazioni e suggeriscono azioni.
Limitless AI (una citazione del film con Bradley Cooper?), la startup di Dan Siroker, ha raccolto oltre 33 milioni di dollari con investitori come Sam Altman e promette un coach cognitivo tascabile.
È la versione più esplicita della promessa dell’IA personale: memoria perfetta, appunti automatici, promemoria intelligenti. Non dimenticare più nulla, essere sempre "sul pezzo", apre però questioni importanti sul tema privacy: basti pensare al consenso degli interlocutori, al funzionamento in spazi condivisi.
Se questi dispositivi troveranno un equilibrio sociale, contribuiranno a spostare il baricentro lontano dal telefono; in caso contrario, resteranno strumenti di nicchia e il sorpasso passerà altrove.
Un verdetto provvisorio
Nel prossimo futuro è realistico aspettarsi occhiali senza display come interfaccia primaria in molte situazioni quotidiane, con funzioni di assistenza visiva sempre più utili. L’arrivo invece su larga scala di occhiali dotati di display, come Orion. dipenderà dalle solite tre variabili: autonomia, peso e costi. I prototipi ci sono già ma la curva di maturazione impone prudenza.
Nel frattempo, orologi e anelli alleggeriranno gli smartphone, mentre gli assistenti ambientali diventeranno il sistema operativo distribuito che tiene insieme tutto.
Realtà prossima ventura? O fantascienza? Difficile dirlo ora ma una cosa è certa: avevamo iniziato l'articolo pensando a cosa possa sostituirà gli iPhone, ci apprestiamo a concluderlo con una visione opposta: lo smartphone non pare destinato a sparire, quantomeno non nel breve periodo.
Chiarito dunque l’errore di fondo di cui parlavamo nel sottotitolo, è però molto probabile che lo smartphone perda sempre più centralità. E se proprio si vuole cercare una sua evoluzione, la risposta più concreta resta ci pare questa: iPhone (o chi per esso) in tasca, occhiali con IA, orologi e anelli intelligenti, e assistenti vocali coi quali interagire a casa a dirigere.
È la “sinfonia di IA” immaginata da Ryskamp oltre dieci anni fa, con gli strumenti finalmente accordati. Ma è un futuro che vorremmo?
Stefano Silvestri



