OpenAI, Microsoft e la farsa dell’AGI
Microsoft tratta per restare dentro OpenAI anche dopo il raggiungimento dell'AGI. Ma il traguardo è più contabile che scientifico.
Microsoft è salita sulla giostra e, comprensibilmente, non vuole più scendere.
Ci riferiamo alla notizia di Bloomberg, secondo cui il colosso di Redmond sta trattando con OpenAI per garantirsi l’accesso continuo alla sua tecnologia anche dopo l’eventuale arrivo dell’AGI.
Che, per chi non lo sapesse, è il sacro Graal dell'intelligenza artificiale, quel traguardo secondo alcuni puramente teorico perché una macchina non potrà mai ragionare meglio (o anche solo come) un essere umano.
Il perché dell'agitazione di Microsoft è presto spiegato: l’attuale accordo con OpenAI scade infatti nel 2030 o nel momento in cui Sam Altman dichiarerà di aver raggiunto l’AGI.
Perché se l’AGI cambierà il destino dell’umanità, non potrà essere gestita da pochi o controllata da una singola azienda privata. Un proposito nobile, sulla carta, divenuto però più finanziario che tecnico.
L’ambiguità strutturale di OpenAI
L'AGI, per statuto di OpenAI, segna dunque un punto di svolta. È il momento in cui Sam Altman potrebbe revocare licenze, chiudere partnership, e in teoria tornare alla sua missione originaria: assicurare che l’intelligenza artificiale avanzata sia a beneficio di tutta l’umanità. Una promessa che oggi sembra più uno slogan da brochure che una reale linea guida.
Fondata nel 2015 come organizzazione non-profit con finalità etiche, OpenAI si è data una struttura ibrida, creando una fondazione “mission-driven” che controlla una società a scopo di lucro con profitti limitati (capped-profit).
In teoria, questo modello doveva garantire che il business non prendesse mai il sopravvento sulla missione. Eppure, ha prodotto una delle startup più aggressive del panorama tech mondiale.
OpenAI raccoglie infatti miliardi di dollari da investitori privati, stipula contratti esclusivi con Microsoft, vende API, lavora per clienti aziendali e si muove come qualunque altra società di tecnologia in rapida espansione.
Raccoglie fondi con logiche da venture capital, portando dentro investitori come Thrive Capital, Khosla Ventures e Sequoia.RT. Fa scouting di talenti, PR e lobbying in pieno stile Silicon Valley. E ha tra gli advisor Larry Summers (ex segretario al Tesoro) e Bret Taylor (ex co-CEO di Salesforce), figure più da board aziendale che da ente missionario.
Il vincolo dei “profitti limitati”, per gli investitori, si traduce in un tetto ai ritorni (attualmente 100x rispetto al capitale iniziale). E non ha impedito alla società di comportarsi, in tutto e per tutto, come una tech company privata.
Compresa la gestione del potere interno, come dimostra il caso Altman. Il CEO è stato infatti rimosso e poi reintegrato in pochi giorni, con il board spazzato via per aver osato mettere in discussione la direzione commerciale dell’azienda.
La paura di Microsoft (e il vero significato di AGI)
Da queste premesse nasce il timore di Microsoft. L’azienda capitanata da Satya Nadella ha infatti investito 13,75 miliardi di dollari, ha costruito intorno a OpenAI un’infrastruttura industriale (Azure OpenAI Service), ha integrato Copilot nei suoi prodotti di punta (da Windows a Office).
E si trova ora nella posizione paradossale di poter essere esclusa da un giorno all’altro: basta che OpenAI decida di dichiarare raggiunto il traguardo dell’AGI.
Ma cos’è davvero questa AGI?
È qui che il castello di idealismi si sgretola. Perché se nei documenti pubblici OpenAI descrive l’AGI come un’intelligenza capace di superare l’essere umano nella maggior parte dei compiti economicamente rilevanti, nei briefing riservati agli investitori (secondo quanto riportato da The Information), la definizione si fa molto più terra a terra: l’AGI sarà considerata raggiunta quando OpenAI genererà almeno 100 miliardi di dollari di valore economico.
Non una mente artificiale senziente, dunque; non una macchina cosciente, non una rivoluzione cognitiva, bensì un traguardo di revenue.
Non l’equivalente digitale di un Einstein, ma un software capace di stampare banconote meglio di quanto non faccia oggi Altman.
La farsa da cento miliardi
Alla luce di tutto questo, la manovra di Microsoft appare razionale: vuole semplicemente proteggere un investimento strategico da una governance opaca e da una definizione arbitraria di AGI.
E la narrazione di OpenAI si rivelai per quello che è: una finzione funzionale a giustificare comportamenti da big tech sotto il mantello di una missione etica universale.
La stessa organizzazione che dichiara di voler “salvare l’umanità” dall’AGI, definisce quell’AGI in base a un benchmark di fatturato. La stessa società che rifiuta che Microsoft controlli l’AGI e che si proclama “al servizio di tutti”, opera con una struttura opaca, che serve pochi e risponde a logiche da venture capital.
Forse l’AGI non è ancora tra noi. Ma la retorica che ci gira intorno ha già prodotto una delle più sofisticate operazioni di marketing del nostro tempo.



