Negli USA i videocitofoni smart stanno diventando una rete di sorveglianza
I dispositivi di Google a Amazon sono ormai nodi di sistemi che le forze dell'ordine americane interrogare a piacimento. Anche quando i proprietari pensano di aver eliminato ogni dato.

Quando Nancy Guthrie è scomparsa dalla sua casa in Arizona, le autorità hanno subito controllato il videocitofono Nest sulla sua porta. C’era però un problema: la donna non aveva attivato l’abbonamento cloud. Niente video disponibile, hanno annunciato gli investigatori. Dieci giorni dopo, però, l’FBI ha diffuso il filmato in cui si vede chiaramente un sospetto mascherato.
La spiegazione ufficiale? “Dati residui recuperati dai sistemi backend di Google”. Traduzione: nel cloud, niente è mai davvero eliminato, nemmeno quando si crede di non averlo neppure salvato.
Quando “elimina” non significa “cancella”
Il caso di Nancy Guthrie, madre della conduttrice televisiva Savannah Guthrie, ha riacceso una domanda che molti proprietari di videocitofoni smart preferirebbero non porsi: cosa succede esattamente ai video registrati? La risposta breve è semplice: dipende. Quella lunga, invece, è un po’ più inquietante.
Google Nest carica video clip sui propri server anche per gli utenti senza abbonamento. I modelli più recenti conservano spezzoni di dieci secondi per sei ore, quelli più vecchi arrivavano a cinque minuti per tre ore. Dopo questo periodo, teoricamente, i video vengono eliminati. Il problema è cosa significa “eliminato” in un sistema cloud.
Nick Barreiro, analista forense presso Principle Forensics, spiega a The Verge il meccanismo: quando si cancella un file da un server, il sistema non lo sovrascrive immediatamente. Si limita a marcarlo come “spazio disponibile”.
Se nessun nuovo dato occupa quello spazio, il file resta lì, invisibile all’utente ma recuperabile da chi ha accesso fisico ai server. Nel caso Guthrie, secondo i rapporti, agli ingegneri Google sono serviti “diversi giorni” per recuperare i filmati. Non è stato facile ma è stato possibile. Google non specifica per quanto tempo conservi questi “fantasmi digitali” prima della sovrascrittura definitiva.
Ring, il principale concorrente di Nest e di proprietà di Amazon, sostiene che dalla sua piattaforma “quando è eliminato, è eliminato”. Ma entrambe le aziende hanno una cosa in comune: possono accedere ai video degli utenti, anche quelli che gli utenti stessi non possono più vedere. E se arriva un mandato delle forze dell’ordine, possono consegnarli.
Esiste un’alternativa: la crittografia end-to-end, dove solo il proprietario del dispositivo possiede la chiave per decifrare le registrazioni. Ring la offre come funzione opzionale, ma attivarla significa rinunciare a oltre venti funzionalità del sistema.
Apple HomeKit Secure Video la rende standard ma limita la risoluzione a 1080p anche se la telecamera supporta qualità superiore. Google Nest e Arlo, invece, non la offrono affatto. Il messaggio implicito è chiaro: la crittografia completa protegge la privacy ma costa troppo in termini di funzionalità per diventare lo standard del settore.
La pubblicità che ha gelato l’America
Lo scorso 9 febbraio, durante il Super Bowl, Ring ha mandato in onda uno spot di trenta secondi. Il protagonista è Jamie Siminoff, fondatore dell’azienda, che cammina col suo cane mentre spiega Search Party, una nuova funzione lanciata nell’autunno 2025.
L’idea è semplice: quando qualcuno segnala un cane smarrito sull’app Ring, i videocitofoni del vicinato scansionano automaticamente i propri filmati alla ricerca di corrispondenze. Se l’intelligenza artificiale trova il cane, il proprietario della telecamera riceve una notifica e può scegliere se condividere il video.

È l’inquadratura successiva che ha fatto discutere (la vedete nella foto qui sopra). Una vista dall’alto mostra decine di videocitofoni in un quartiere che si “attivano” tutti insieme, sincronizzati. Un box verde lampeggia sullo schermo: “Milo match” e il labrador smarrito torna a casa. “Dal lancio”, dice Siminoff, “più di un cane al giorno è stato riunito con la sua famiglia”. L’appello finale è ricco enfatico: “Sii un eroe nel tuo vicinato con Search Party”.
Sui social network la reazione è stata immediata. “L’immagine di tutte quelle telecamere che si accendono contemporaneamente mi ha gelato il sangue”, ha scritto un utente su YouTube. Altri hanno paragonato la scena a distopie cinematografiche come The Truman Show, quando i controllori accendono il sole artificiale di notte per cercare il protagonista in fuga. “Stanno addolcendo la sorveglianza con i cuccioli”, ha commentato qualcuno.
Ring ha risposto al Wall Street Journal che Search Party è costruito “specificamente per i cani” e che l’IA non elabora biometria umana. Ma la roadmap ci racconta altro: il prossimo passo sarà il riconoscimento dei gatti, più avanti anche degli umani. Non a caso, lo scorso dicembre Ring ha lanciato Familiar Faces, funzione di riconoscimento facciale che identifica familiari registrati. Ma prima ancora, a ottobre Siminoff, ha dichiarato: “Ci sono migliaia di persone scomparse con demenza in ogni momento, quindi potete immaginare di cercarle”.
La tecnologia per passare dal cane smarrito alla persona affetta da Alzheimer, insomma, c’è già. Il salto sembra piccolo, quasi ovvio. Ma significa normalizzare l’idea di una rete coordinata di telecamere private che cerca obiettivi specifici su comando.
La partnership che avrebbe collegato tutto
Quattro mesi prima di quell’ADV, a ottobre 2025, Ring aveva annunciato una collaborazione con Flock Safety. Per capire cosa significhi, serve prima sapere chi è Flock: è un’azienda da 3,5 miliardi di dollari che produce lettori automatici di targhe e gestisce una rete nazionale di sorveglianza.
Cinquemila comunità servite, venti miliardi di scansioni di veicoli al mese, database accessibile alle forze dell’ordine senza necessità di mandato. Il settantacinque per cento dei clienti Flock ha attivato la condivisione nazionale dei dati, che permette a un dipartimento di polizia in California di interrogare telecamere installate, ad esempio, in Virginia.
Nel maggio 2025, 404 Media aveva rivelato un problema: alcuni dipartimenti di polizia locale stavano effettuando ricerche su Flock per conto di ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione che (come abbiamo raccontato) sta costruendo un’infrastruttura di sorveglianza senza precedenti negli Stati Uniti.
Non una partnership diretta ma un meccanismo indiretto: ICE chiede alle polizie locali che hanno accesso al sistema, e queste cercano per loro conto. Sempre secondo 404 Media, il sistema Flock è stato documentato anche in altri contesti: in Texas, ad esempio, la polizia lo ha usato per tracciare donne che cercavano aborti in stati dove l’interruzione di gravidanza è legale.
L’accordo Ring-Flock avrebbe permesso alle forze dell’ordine che utilizzano la piattaforma Flock di fare richieste di video ai proprietari di Ring attraverso la funzione Community Requests. In pratica, avrebbe collegato circa dieci milioni di videocitofoni domestici all’infrastruttura di sorveglianza nazionale.
Ring peraltro ha una partnership simile con Axon, azienda che produce bodycam per agenti e sistemi di gestione delle prove digitali, oltre a intelligenza artificiale che scrive rapporti di polizia al posto degli agenti.
Poi è arrivato gennaio 2026. A Minneapolis, le operazioni particolarmente aggressive dell’ICE hanno portato alla morte di due civili, Renee Good e Alex Pretti. Le proteste sono esplose in tutto il paese. “Your Ring camera is an ICE agent”, dicevano i poster degli attivisti. Alcune organizzazioni hanno lanciato campagne invitando i proprietari di Ring a distruggere i dispositivi.
Il 9 febbraio è andato in onda il succitato spot del Super Bowl. Quattro giorni dopo, il 13 febbraio, Ring ha annunciato la cancellazione della partnership con Flock. Motivazione ufficiale: “Dopo una revisione completa, abbiamo determinato che l’integrazione pianificata avrebbe richiesto molto più tempo e risorse del previsto”. L’integrazione non è mai partita, nessun dato è stato condiviso.
La partnership con Axon, però, continua.
Le città che hanno detto basta
Redmond, nello stato di Washington, aveva installato ventiquattro telecamere Flock ad agosto 2025, pagandole con circa 146.000 dollari di fondi federali. A novembre, agenti ICE hanno arrestato tre persone in città, tutte a meno di un miglio dalle telecamere. La sera stessa il consiglio comunale ha votato all’unanimità: spegnete tutto.
Il capo della polizia Darrell Lowe ha protestato che ICE non aveva mai avuto accesso ai dati di Redmond, che il dipartimento aveva disabilitato la condivisione nazionale, che ogni richiesta esterna doveva passare dal suo ufficio.
Il problema però non è se Redmond abbia condiviso i dati o meno. È che Flock li possiede. Se arriva un mandato a Flock, il comune non può impedire nulla.
Mountain View, in California, ha fatto lo stesso a gennaio 2026 dopo aver scoperto che centinaia di agenzie di polizia avevano accesso ai dati in violazione delle policy comunali. Altre città, da Berkeley a Charlottesville ad Alameda County, stanno rivalutando o cancellando i contratti con Flock.
Il fenomeno attraversa lo schieramento politico, da stati tradizionalmente democratici a quelli repubblicani. Non è questione di posizione sull’immigrazione: migliaia di comunità scoprono di aver costruito involontariamente un’infrastruttura di sorveglianza federale che non possono controllare.
Il prezzo nascosto della convenienza
Il recupero del video della Guthrie ha fornito agli investigatori l’unica immagine del sospetto in un caso di sequestro tuttora irrisolto. Search Party riunisce davvero cani con le loro famiglie. Le telecamere di sicurezza potrebbero prevenire crimini, anche se l’effetto deterrente rimane difficile da dimostrare.
Ma ogni volta che si sceglie la convenienza del cloud, si cede anche qualcos’altro. I video “eliminati” galleggiano nei server di Google o Amazon finché qualcuno con l’accesso giusto non decide di recuperarli. Le porte di casa alimentano reti di sorveglianza che nessuno ha scelto di costruire, ma che esistono perché i vicini hanno installato Ring.
E le aziende che vendono sicurezza domestica stanno testando fino a dove può spingersi l’accettazione collettiva. Ring ha cancellato la partnership con Flock dopo l’ondata di proteste ma la tecnologia per coordinare milioni di telecamere resta. L’infrastruttura resta. La capacità di cercare obiettivi specifici attraverso una rete distribuita di dispositivi privati resta. La normalizzazione dell’idea che tutto questo sia non solo accettabile ma anche tenero (guardate il cagnolino che torna a casa), resta anch’essa.
Il punto non è se questi sistemi possano essere usati per sorveglianza oltre la sicurezza domestica. È che stanno già funzionando così, un videocitofono alla volta.
Stefano Silvestri



